Emilio Bernardi

Generazioni a confronto
Emilio, nonostante i soli 61 anni, ha già assicurato il futuro della sua azienda agricola grazie ai suoi due figli giovani e appassionati, Denis di 30 anni e Manuel di 21. D’altronde l’azienda si chiama proprio “Azienda agricola Bernardi Emilio e figli”. Vivono in un angolo di paradiso: 12 ettari di terreno coltivato a glera atto alla produzione di Prosecco DOCG, Pinot nero e Chardonnay dislocati tra Solighetto e Follina. Il paesaggio che li circonda, con l’alternanza tra zone pianeggianti e le famose rive eroiche, colline ripide e suggestive, sembra uscito da una cartolina. Del resto siamo nel cuore della Zona Unesco.
Emilio ci accoglie con il sorriso insieme ai suoi figli e ci guida subito tra le viti per mostrarci i frutti del duro lavoro. In questo periodo sono impegnati nella defogliazione, un’attività essenziale per migliorare l’arieggiamento e l’esposizione al sole dei grappoli, permettendo all’uva di raggiungere il giusto grado zuccherino.
Davanti ai figli, che lo osservano con ammirazione, Emilio scherza: “Conoscete il detto delle tre generazioni? Ecco, noi saremo l’eccezione che conferma la regola”. Il detto popolare afferma che ogni attività familiare duri solo tre generazioni: la prima la crea, la seconda la mantiene e la terza la distrugge. L’azienda agricola, infatti, è stata avviata dal padre di Emilio e ora lui sta formando la terza generazione. Emilio è convinto che i suoi figli porteranno avanti la tradizione familiare: “Vedo passione nel loro volto e la passione è fondamentale per fare questo lavoro. Hanno iniziato fin da piccoli ad aiutarmi”. Emilio ha motivo di essere fiducioso. Manuel, il secondogenito, ha mostrato la sua propensione fin dalla più giovane età, scegliendo di frequentare e diplomarsi alla celebre scuola agraria Cerletti di Conegliano, e Denis, pur non avendo studiato enologia, ha sempre lavorato la terra con dedizione.
Emilio sa di essere fortunato, vedendo che molti giovani oggi non apprezzano più questo lavoro fatto di sacrifici: “Chi non ha figli disposti a continuare l’attività è spesso costretto ad affittare il terreno ad altri perché si fa fatica anche a trovare la manodopera, soprattutto nelle zone dove il lavoro deve essere svolto esclusivamente a mano”.
Emilio usa una parola importante, prevenzione, mentre si confronta con Elia, uno degli enologi di Astoria, sui trattamenti da somministrare per evitare la diffusione delle malattie che colpiscono le piante di vite. Ci dice saggiamente che attenzione e cura costante devono essere all’ordine del giorno per evitare una rapida trasmissione. Poi, purtroppo, ci sono casi in cui la prevenzione non basta: è il caso dello scorso anno, quando parte della produzione di Chardonnay e Pinot è stata colpita dalla grandine segnando delle piante già per natura delicate e meno produttive.
Emilio ci racconta che una volta non producevano solo vino: “Eravamo un’azienda agricola completa, con il bestiame per il latte e per la carne e i campi a seminativo. Con il tempo però i costi sono diventati sempre più alti, fino a diventare insostenibili e nel 2006 abbiamo deciso di vendere il bestiame”.
Emilio è conferitore per Astoria da oltre 30 anni. Inizialmente lavorava insieme al fratello in un’unica azienda. Dopo la divisione dei terreni, 24 ettari in totale, entrambi hanno continuato a conferire uva ad Astoria con due aziende agricole separate. Emilio ci parla di un rapporto più che positivo: “Fin da subito l’intesa è stata totale, non solo da un punto di vista economico, ma anche per i valori condivisi. Prima eravamo conferitori presso la sede di Crocetta del Montello e poi dal 2006, quanto ha aperto la sede in Crevada abbiamo iniziato a portare l’uva li, per comodità”. Emilio si è adoperato subito anche per ottenere la Certificazione SQNPI (Sistema di produzione integrata per la salvaguardia dell’ambiente), facilmente identificabile con il cartello raffigurante l’ape, una forma di garanzia per il consumatore.
Emilio esprime preoccupazione perché non sempre le persone comprendono la qualità del vino prodotto nel nostro territorio: “Sono sempre meno coloro che sono disposti a pagare la qualità, accontentandosi di vini mediocri. Chi non vive nelle nostre zone o non è esperto del settore non capisce il duro lavoro che facciamo in collina, dove tutto deve essere svolto a mano a causa della conformazione del terreno. Abbiamo 3 ettari completamente in collina e utilizzare i macchinari è impossibile. Inoltre, le macchine di ultima generazione hanno dei costi proibitivi. Ma è proprio questo duro lavoro fatto con cura e passione che rende il nostro vino speciale. Spero che, col tempo, la gente riesca a capire e apprezzare la dedizione che mettiamo in ogni singolo grappolo”.